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Ginecologia del Centro San Camillo – Poliambulatorio Bari Dott.ssa Annunziata De Bellis

Farmaci e radiografie durante la gravidanza: quanto sono sicuri? Una domanda che tutte le donne in attesa di un bimbo si pongono, preoccupate per gli effetti collaterali che potrebbero avere sul nascituro. In realtà, con gli opportuni accorgimenti e in casi di effettiva necessità, è possibile assumere farmaci ed eseguire esami diagnostici radiografici anche durante i mesi della gestazione. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Le radiografie possono essere effettuate in qualunque momento della gravidanza?
Se necessario ai fini diagnostici in situazioni acute è possibile eseguire lastre anche nel primo trimestre, adottando però alcuni accorgimenti come usare una tecnica a cono lungo con opportuni centratori, schermando adeguatamente la tiroide e, ovviamente, l’addome. Se possibile, comunque, meglio rimandare gli accertamenti radiografici al secondo trimestre o dopo la gravidanza.
Il comitato internazionale di radioprotezione, l’organismo deputato a livello mondiale a stabilire la soglia di sicurezza in materia di radiazioni, afferma che la pericolosità durante la gravidanza si raggiunge oltre i 100 milligray (mGy, che è l’unità di misura che indica la dose di radiazione assorbita), vale a dire una dose che richiede almeno 3-4 tac o 10-20 radiografie a livello addominale o lombare, che quindi investono direttamente il feto.

Se invece la dose di radiazioni alla quale una donna incinta viene esposta è inferiore ai 100 mGy, la probabilità di aborto o di malformazioni resta pari al 3%, che è la percentuale comune a tutta la popolazione di donne gravide.

Maggior cautela nel primo trimestre di gravidanza gravidanza-medico-radiografia

Il periodo più delicato, in cui le radiazioni possono essere pericolose anche a dosaggi inferiori, sono le prime settimane di gestazione, quando si ha l’impianto dell’embrione e la formazione degli organi e quando può capitare che la donna faccia certi esami non sapendo ancora di essere incinta.

In questa fase vale la cosiddetta regola del “tutto o niente”: l’effetto delle radiazioni cioè può manifestarsi, causando direttamente un aborto spontaneo, o non manifestarsi, ed in tal caso la gravidanza prosegue senza problemi. Man mano che si va avanti con i mesi, invece, il rischio di problemi al feto diminuisce sempre più.

Se la radiografia o la tac si fa in zone lontane dalla pancia, come una gamba, un braccio o una panoramica ai denti, la dose di radiazioni che raggiunge il feto è davvero trascurabile, quindi non c’è alcun pericolo.

Stesso discorso per la mammografia, in cui le radiazioni arrivano solo al seno.

In ogni caso, con l’attuale radiologia digitale le dosi di radiazioni sono decisamente inferiori rispetto alla tradizionale lastra.

Radiografie e tac però vanno prescritte in gravidanza solo se indispensabili: prima di richiedere un esame radiologico a una donna in età fertile, si verifica se la donna potrebbe essere gravida; se sì, si valuta se è veramente necessario fare l’esame o si può rimandare a dopo la gravidanza, se sono possibili esami alternativi, come l’ecografia, se di recente è stata già effettuata un’indagine radiografica che possa fornire l’informazione che si sta cercando.
Risonanza magnetica in gravidanza

La risonanza magnetica non emana radiazioni ionizzanti, come i raggi X, ma utilizza campi magnetici (misurati in Tesla). La letteratura scientifica non evidenzia prove di teratogenicità, ossia di danni al feto, se si lavora con magneti sotto i 2 Tesla (e la stragrande maggioranza delle apparecchiature è al di sotto di tale soglia), utilizzando sequenze standard, anche se il feto si trova nella zona indagata.

In ogni caso il radiologo deve essere sempre informato dello stato di gravidanza della donna. Meglio evitarla però nel primo trimestre di gravidanza, perché i campi magnetici potrebbero riscaldare i tessuti e fare aumentare la temperatura del feto oltre la soglia di sicurezza.

Nessun problema durante l’allattamento

Sia gli esami radiologici che la risonanza magnetica possono essere eseguiti senza problemi durante l’allattamento, dal momento che il latte materno non viene modificato dalle radiazioni ricevute.

FARMACI

È vero che nessun farmaco può essere somministrato in gravidanza? gravidanza-farmaci

Falso. Farmaci come l’amoxicillina (non in associazione all’acido clavulanico), il paracetamolo, alcuni anestetici locali come la lidocaina e l’adrenalina non comportano controindicazioni se assunti nelle dosi indicate. Secondo la campagna istituzionale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sui farmaci in gravidanza, durante i nove mesi d’attesa possono essere assunti tranquillamente i medicinali necessari e prescritti dal medico. Ovviamente, sono da evitare sia il fai da te, anche rispetto a farmaci da banco (quelli venduti senza ricetta) e fitofarmaci, sia il ricorso a farmaci inutili, come l’antipiretico per una febbre a 37,5° C.

I dati indicano che una donna su due assume farmaci in gravidanza, e i numeri sono in aumento. Quelli più frequentemente assunti sono gli antiemetici, gli antiacidi, gli antistaminici, gli analgesici, gli antibiotici, i diuretici, i tranquillanti.

La normativa richiede che l’etichettatura fornisca informazioni specifiche sull’utilizzo del farmaco in gravidanza, precisamente in tre sottosezioni:

Gravidanza: informazioni rilevanti per l’uso del farmaco nelle donne in gravidanza (p.es., il dosaggio, i rischi fetali)

Allattamento: informazioni su come utilizzare il farmaco durante l’allattamento (p.es., la quantità di farmaco nel latte materno, i potenziali effetti sul bambino allattato al seno)

Femmine e maschi di potenziale riproduttivo: informazioni su test di gravidanza, contraccezione, e sterilità

Effetti dell’uso del farmaco durante la gravidanza

Se durante la gravidanza risulta necessario l’uso di farmaci, quando il beneficio supera i rischi noti, si possono prendere in considerazione i farmaci per il trattamento dei propri disturbi.

Non tutti i farmaci assunti dalla madre attraversano la placenta e raggiungono il feto, con effetti tossici diretti o teratogeni. I farmaci che non attraversano la placenta possono comunque danneggiare il feto per:

  • riduzione del calibro dei vasi placentari, compromettendo in tal modo lo scambio di gas e nutrienti;
  • grave ipertonia uterina che risulta in anossia del feto;
  • alterazione della fisiologia materna (causando, p.es., ipotensione).

L’effetto di un farmaco sul feto è determinato in gran parte dall’età del feto stesso al momento dell’esposizione, dalla potenza e dal dosaggio del farmaco. L’età fetale influenza il tipo di effetto del farmaco:

  • Entro il 20esimo giorno successivo alla fecondazione: i farmaci assunti in questo periodo hanno un effetto di tipo “tutto o nulla”, cioè possono provocare la morte dell’embrione o non danneggiarlo affatto. La teratogenesi è improbabile durante questa fase.
  • Durante l’organogenesi (tra il 20esimo e il 56esimo giorno dopo la fecondazione): la teratogenesi è più probabile. In questa fase i farmaci che raggiungono l’embrione possono provocare aborto spontaneo, un difetto anatomico macroscopico subletale (vero effetto teratogeno) o un’embriopatia latente (un difetto permanente latente di tipo metabolico o funzionale che si può manifestare successivamente nella vita) oppure possono non avere alcun effetto misurabile.
  • Dopo l’organogenesi (nei trimestri 2o e 3o): la teratogenesi è improbabile, ma i farmaci possono alterare la crescita e la funzionalità di organi e tessuti fetali normalmente formati. Con l’aumento del metabolismo placentare, le dosi devono essere più alte per dar luogo ad una tossicità fetale.

Nonostante la generale preoccupazione circa la loro sicurezza, l’esposizione ai farmaci è responsabile solo del 2-3% di tutte le malformazioni congenite; la maggior parte delle malformazioni è dovuta a cause genetiche, ambientali o ad altre cause sconosciute.

Vaccini durante la gravidanza gravidanza-vaccini

La vaccinazione ha la stessa effficacia durante la gravidanza e non.

Durante la stagione influenzale, la vaccinazione contro l’influenza è raccomandata per tutte le donne in gravidanza nel secondo o nel terzo trimestre.

Altri vaccini vanno riservati a situazioni in cui la donna o il feto sono a rischio significativo di esposizione a un’infezione pericolosa e il rischio di effetti avversi da parte del vaccino è bassa. Le vaccinazioni per il colera, l’epatite A e B, il morbillo, la parotite, l’influenza, la peste, la poliomielite, la rabbia, il tetano-difterite, il tifo e la febbre gialla possono essere effettuate in gravidanza se esiste un considerevole rischio di infezione.

I vaccini con virus vivi devono essere evitati nelle donne in stato di gravidanza. Il vaccino per la rosolia, un vaccino ottenuto da virus vivi attenuati, può causare un’infezione placentare o fetale subclinica. Tuttavia nessun difetto nei neonati è stato attribuito al vaccino della rosolia, e alle donne inavvertitamente vaccinate nelle fasi iniziali della gravidanza non deve essere consigliata l’interruzione della gravidanza unicamente sulla base del rischio teorico derivato dal vaccino. Il vaccino della varicella è un altro vaccino ottenuto da virus vivi attenuati che possono infettare potenzialmente il feto; il rischio è massimo tra la 13^ e la 22^ settimana di gestazione. Questo vaccino è controindicato in gravidanza.

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